Il fascino del recupero

Diario di un rustico #1: la sorpresa dietro la porta

Nel recupero degli edifici abbandonati, la sorpresa è quasi sempre dietro l’angolo. In questo caso era letteralmente dietro la porta.

Il progetto riguarda un rustico all’interno di una corte storica di Saronno, inutilizzato da circa quarant’anni. Dopo il primo rilievo abbiamo iniziato a studiarne la trasformazione in un piccolo appartamento per una giovane coppia, cercando di conservarne il carattere e, contemporaneamente, di migliorarne struttura, comfort e qualità degli spazi.

Qualche mese più tardi siamo tornate nell’immobile insieme all’impresa, per verificare la fattibilità delle soluzioni progettuali. Abbiamo aperto la porta e trovato uno scenario completamente diverso: la soletta tra il primo e il secondo piano, ancora presente durante il sopralluogo precedente, era crollata.
Le infiltrazioni provenienti dalla copertura, già fortemente compromessa e ulteriormente danneggiata dalle grandinate, avevano accelerato il deterioramento della struttura fino al cedimento completo.

Parlare di fortuna davanti a una soletta crollata può sembrare strano, ma dal punto di vista progettuale, in questo caso, lo siamo state. La demolizione della copertura e dei solai era già prevista: le altezze interne esistenti non permettevano di ottenere spazi adeguati e il progetto contemplava la loro ricostruzione con quote e tecnologie differenti. Il crollo, quindi, non ha stravolto il lavoro già impostato.In un altro progetto, però, una scoperta del genere avrebbe potuto modificare radicalmente intervento, tempi e budget. È questo uno degli aspetti più delicati del recupero: rilievi e verifiche sono indispensabili, ma un edificio abbandonato continua a cambiare anche mentre lo stiamo studiando. L’acqua entra, il legno si indebolisce, gli elementi strutturali perdono efficienza e ciò che durante il primo sopralluogo sembrava recuperabile, pochi mesi dopo potrebbe non esserlo più.
Per questo sarebbe importante intervenire prima che questi immobili raggiungano uno stato di degrado irreversibile. Non soltanto per contenere i costi, ma per conservare una parte della loro materia e della loro identità.

Tra le ipotesi avanzate prima del nostro coinvolgimento c’era anche la demolizione completa del rustico, seguita dalla ricostruzione di un edificio simile all’originale. Noi siamo state contrarie fin dall’inizio.
Ricostruire avrebbe probabilmente semplificato alcuni passaggi, ma avrebbe anche interrotto il racconto dell’edificio. Una casa nuova può riprendere forme, proporzioni e materiali di quella precedente, ma non può ereditarne davvero il passato.

Anche dopo una ristrutturazione profonda, un immobile recuperato continua a parlare una lingua diversa: nelle murature, nelle irregolarità, nelle tracce lasciate dal tempo e nel rapporto costruito con la corte.

Non vogliamo congelare il rustico nel passato né trasformarlo in una scenografia nostalgica. Vogliamo renderlo sicuro, confortevole e contemporaneo, permettendogli però di conservare quella presenza che una ricostruzione integrale avrebbe inevitabilmente azzerato.

Il progetto è ora nella fase di definizione e presentazione delle pratiche. Questa è soltanto la prima pagina del suo recupero e, considerando ciò che abbiamo trovato dietro la porta, siamo abbastanza certe che non sarà l’ultima sorpresa.

Vi racconteremo le prossime.